Il Superbonus: un’occasione persa (soprattutto per il Sud)

Il Superbonus 110%, varato nel 2020 come misura straordinaria per rilanciare l’economia post-pandemica e accelerare la transizione ecologica del nostro patrimonio edilizio, ha rappresentato uno degli strumenti più ambiziosi mai messi in campo in Italia. L’obiettivo era nobile: rendere le nostre case più efficienti, più sicure, meno energivore e quindi più sostenibili. Un cambio di paradigma, una vera rivoluzione ecologica, a portata di mano.

Ma oggi, guardando i dati aggiornati di ENEA al 29 febbraio 2024, è inevitabile fare un bilancio che, per chi ha a cuore il futuro ecologico del Paese e lo sviluppo equilibrato dei territori, lascia l’amaro in bocca.

Su oltre 93 miliardi di euro ammessi a detrazione per interventi Superbonus, quasi il 60% è stato speso nel Nord Italia. La sola Lombardia ha assorbito oltre 16 miliardi di euro (17,56% del totale), seguita da Veneto (10,96%) ed Emilia-Romagna (9,92%). Insieme, queste tre regioni rappresentano da sole circa il 38,44% di tutti gli investimenti, lasciando al Centro, al Sud e alle Isole una parte molto più esigua della torta.

Il Sud, in particolare, ha beneficiato solo del 15,16% delle risorse economiche, mentre le Isole si sono fermate al 7,07%. Una disparità che brucia, soprattutto se si considera che le tasse che hanno finanziato il Superbonus sono state pagate da tutti, indistintamente.

Non è solo una questione economica, ma è soprattutto una questione di giustizia ecologica. Gli edifici del Sud sono spesso più energivori, più vecchi e meno performanti. Intervenire in queste aree avrebbe significato ridurre più emissioni, migliorare più vite, abbattere la povertà energetica in modo più deciso. E invece, ancora una volta, i fondi pubblici sono andati in larga parte a quei territori che, per infrastrutture amministrative, capacità di impresa e rapporto con la burocrazia, sono già più attrezzati.

Ma attenzione: sarebbe troppo facile ridurre tutto a una colpa del “sistema”. C’è anche una responsabilità che ci riguarda da vicino, noi imprenditori e cittadini del Sud. Troppo spesso, diffidenti (e comprensibilmente) verso lo Stato, ci siamo tirati indietro, abbiamo rinunciato a credere nelle opportunità offerte dalle politiche pubbliche. Ma questa diffidenza, che ha radici profonde e storiche, oggi ci ha penalizzati. Ci ha lasciati più indietro, più vulnerabili, meno pronti a cogliere la svolta verde che il Superbonus prometteva.

Oggi, nel 2024, lo slancio si è appiattito. Come riporta anche l’articolo pubblicato da BuildNews la misura è ormai al capolinea e i dati sono fermi, senza più l’entusiasmo di un tempo. Ma proprio per questo è il momento giusto per fare autocritica, per imparare la lezione. Se dovessero arrivare nuovi incentivi, come sicuramente dovranno arrivare, se si parla di Comunità Energetiche, di PNRR, di Transizione Ecologica nei piccoli comuni, allora il Sud dovrà esserci. Non come spettatore, ma da protagonista.

Siamo in tempo per cambiare passo. Serve fiducia, organizzazione, collaborazione. E serve, soprattutto, una nuova cultura della partecipazione, dove lo Stato impari a farsi più vicino e credibile, ma dove anche noi, cittadini e imprese del Sud, impariamo a non voltare le spalle a quelle occasioni che ci spettano. Non solo per diritto, ma per necessità.

L’associazione Italy carbon Free aps è a disposizione delle amministrazioni comunali, per promuovere sui territori le grandi opportunità offerte dalle leggi di incentivazioni previste per la transizione ecologica e la transizione energetica; i volontari dell’associazione, in accordo con le amminsitrazioni, creano programmi di divulgazione, promozione e sostegno a favore dei cittadini e le imprese e soprattutto aiutano le amministrazioni a contrastare la povertà energetica. Per contatti: info@italycarbonfree.it

Articolo scritto da: Salvatore De Martino (Fondatore e Coordinatore Generale di Italy Carbon Free aps)

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